in HiFi Audio by Audioreview

High End

Nell’immaginario collettivo degli appassionati di hi-fi domestica, l’high-end è quel settore che va oltre l’hi-fi, oltre la percezione comune dell’impianto che serve a riprodurre la musica. È quel settore in cui i “semplici” impianti hi-fi non arrivano. È qualcosa di esclusivo, di selezionato, di superiore. Che ha un valore aggiunto in una serie di parametri come la storicità del marchio, la fama del progettista o l’esclusività delle soluzioni adottate, che siano tecnologiche o che siano concettuali.
È qualcosa con un valore aggiunto notevole rispetto a quello che ingegneristicamente potremmo definire come valore dell’oggetto “suonante”.
Nel mondo dell’audio in auto, però, non c’è mai stato un settore che potremmo definire high-end. Ci sono stati, è vero, nel corso degli anni, numerosi prodotti che ci hanno fatto sognare dalle copertine delle riviste e dalle vetture demo in esposizione nelle fiere, ma questo non basta per definire una tendenza, un settore o per giustificare un intero catalogo.
Ci sono stati prodotti che hanno dimostrato una valenza tecnica di classe superiore, un fascino irresistibile, un’attrazione che solo un vero appassionato può comprendere. Prodotti come l’Alpine F#1 Status, che dall’alto di un costo molto impegnativo offriva uno dei primi sistemi digitali dal pieno controllo.
Oppure l’Audison HVventi, amplificatore oltre ogni schema, riconoscibile da mille miglia e straordinaria macchina da musica. Oppure gli altoparlanti Focal Utopia, eccezionali interpreti di un prodotto in cui la tecnologia è anche estetica. E in cui un woofer può essere anche splendido.
L’high-end del mondo dell’audio in auto è quindi limitato a pochi prodotti? Sì, certo. Perché l’highend è esclusivo, quasi folle nel suo intendere un oggetto da musica. E se un ampli per casa può costare centinaia di migliaia di euro, giustificando (!) il prezzo con tecnologie e raffinatezza di componentistica e ingegnerizzazione, un ampli da auto può anche arrivare a costare molte migliaia di euro e non essere affatto inferiore per tecnologia ed ingegnerizzazione a tanti finali domestici. Anche nei
particolari. Soprattutto nel suono.
Ci sono degli aspetti, poi, in cui il mondo dell’audio in auto diventa “antagonista” e sono quelli in cui opera per risolvere dei problemi che attanagliano il settore. KEF per primo pensò tanti anni fa che il tweeter al neodimio potesse risolvere molti problemi in auto. Piccolo, posizionabile ovunque, ha permesso di creare un soundstage anteriore credibile ed ha drammaticamente incrementato il livello qualitativo della riproduzione audio in auto. Con il suo piccolo tweeter, KEF ha di fatto dato il via ad un componente di cui, prima, il flemmatico settore dell’hi-fi domestico non sentiva il bisogno e che poi ha sfruttato sistematicamente in prodotti di pregio. Ed è grazie a questo passo che oggi, a mille evoluzioni di distanza, possiamo contare su componenti al neodimio eccelsi (high-end) come il Morel Supremo, tanto per fare un nome.
Ricordo poi il problema dell’efficienza energetica degli amplificatori, che in auto è davvero sentito e che ha portato ad estremizzare le dimensioni degli ampli, anche di elevata potenza, in classe D e similari.
Ma non solo questo. Oggi abbiamo ampli in classe D di cui abbiamo misurato efficienze superiori al 90% e ampli in classe AB che sfiorano il 70%! Forse non c’è molto fascino in questo, se non per gli ingegneri più nerd, quindi è difficile definirli high-end solo per questo. Ma ancora una volta, di questo, l’hi-fi domestico ha fatto man bassa…
Ma andiamo oltre. Guardiamo quel prodotto di cui il settore hi-fi sta appena oggi scoprendo l’esistenza: il DSP. In auto lo abbiamo conosciuto da tempo e ad esso abbiamo affidato i nostri impianti migliori.
High-end? Sì! Sin dall’inizio. Sin dal Sony ES e dal PXA-H900 Alpine abbiamo capito che questi prodotti erano stratosferici. Fascino dell’oggetto innovativo, fascino del tecnologico, fascino del design e fascino di prestazioni sonore sino a quel punto irraggiungibili.
Il DSP è evoluto tanto, tantissimo. È diventato più “universale” e sembrava aver perso il suo fascino. Almeno sino ad oggi. Sino al Brax DSP. Attesissimo, e ciò ne ha accresciuto l’alone misterioso. Costa il triplo del precedente top di gamma. Ha scelte tecnologiche ardite ed emana un fascino straordinario solo a guardarne le originali manopole, dorate come le connessioni, tante, misteriose. Finalmente a disposizione per impianti straordinari.
Perché è vero che per comporre un impianto hi-fi, in auto o in casa, un componente high-end non basta. L’high-end deve propagarsi. E se in casa è semplice affiancare un prodotto ad un altro e provare, in auto no, non si può. C’è bisogno di altro.
C’è bisogno di un regista. Che introduca nel nostro sistema l’idea di “impianto high-end” e non solo di componente high-end. Come in un’auto un motore V8 non può avere lo stesso fascino di una Ferrari California, pur se contribuisce a garantirlo, il fascino, così il “componente” high-end è colonna portante di un impianto high-end, che ne sfrutta le peculiarità, che ne accresce il carisma, che ne esalta forme e prestazioni.
Perché high-end sia anche il progetto, la realizzazione, la messa a punto. Perché un componente high-end dal fascino estremo, dalle prestazioni esagerate, dall’estetica mozzafiato, possa essere valorizzato e sfruttato per quello che è: lo stato dell’arte dell’audio in auto.
E prima o poi lo capiranno anche in ambito casalingo.

Rocco Patriarca

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