in HiFi Audio by Audioreview

La vita dell’audiofilo, se ci pensate un momento, è un vero inferno, trascorsa in continua ed esasperante attesa.

Attendere è la parola giusta. L’audiofilo attende il momento di potersi finalmente comperare l’oggetto dei suoi sogni. L’audiofilo attende che il costruttore finalmente metta in catalogo l’ultima versione dell’oggetto dei suoi sogni. L’audiofilo attende che l’importatore si decida a distribuire l’oggetto dei suoi sogni. L’audiofilo attende che il negoziante riceva l’oggetto dei suoi sogni, per il quale ha già naturalmente lasciato l’anticipo. E quando tutto sembra finito, l’audiofilo deve attendere il break in, il momento in cui l’oggetto dei suoi sogni ha raggiunto il punto in cui da il meglio di sé. Un’attesa, quest’ultima, che può durare una settimana, forse due, qualche volta tre, magari anche quattro. Ma se gli dite che dovrà attendere due mesi di funzionamento intenso prima che il break in o il bum out sia completato, assieme al manuale d’uso dategli una lametta affilata che si possa tagliare le vene senza attendere che apra il tabaccaio sotto casa.

Due mesi? Ma ve lo immaginate se un poveraccio «prima di un ascolto serio» deve aspettare due mesi? E poi due mesi come? Quante ore al giorno? Due? E allora sei giorni di musica continua non sono lo stesso?
Ditecelo, finalmente, che non ci capite un niente neppure voi e scrivete bum in e break out per darvi delle arie e per poter sempre dire, casomai qualcuno si lamentasse, che il bum in non è stato fatto bene o il break out point non è stato raggiunto.

E se poi scrivete di attendere alcune ore (quante? una? dieci? ditecelo!!!) ad una temperatura di circa 60° Fahrenheit per la prima connessione, metteteci almeno una tabella di conversione delle temperature. Quanti saranno 60° Fahrenheit? Telefona a Giorgio che è stato in Inghilterra per Capodanno. Magari lo sa. O alla zia Mima, che si raffreddava i bollori con il maggiordomo inglese dei Mazzanti. Forse prima di spegnerli li misurava in Fahrenheit.

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