in HiFi Audio by Audioreview

Devo confessarvi che nel mio passato di progettista e comunque di “persona informata dei fatti” ho sempre accordato la mia simpatia a due soli tipi di filtro: il primo ed il quarto ordine “acustico”. Sapete bene come ci sia una sottile ma importante differenza tra l’ordine elettrico, quello cioè misurato ai capi dell’amplificatore e di un crossover attivo o passivo che sia, e l’ordine acustico, quello cioè che viene fuori dalla misura della risposta dell’altoparlante filtrato, che in tutto il progetto della rete è ovviamente l’unico ad emettere pressione. Appare ovvio che per attuare questi due ordini di filtratura acustica occorra ricercare gli altoparlanti che devono avere le caratteristiche idonee, sia per l’uno che per l’altro tipo di ordine. Le caratteristiche dei due filtri conducono a risultati acustici in ambiente sensibilmente differenti, a detta di molti audiofili e persino di qualche misura.

Verso la metà degli anni Ottanta i filtri del primo ordine elettrico ebbero un momento di gloria quasi inaspettata a causa degli errori concettuali e pratici seguiti da molti guru della progettazione dell’epoca. I luoghi comuni sbagliati ma indubbiamente accattivanti riguardavano quasi sempre la soluzione ad un non meglio identificato sfasamento a cui si attribuivano le più nefaste conseguenze musicali, in nome di una coerenza che francamente ho sempre faticato a comprendere dal punto di vista tecnico. Comunque sia la sola induttanza sul woofer ed il condensatore sul tweeter hanno rappresentato per molti una sorta di panacea ed hanno imperato per un discreto lasso di tempo. Pian piano si è poi capito che con gli altoparlanti dell’epoca una sola induttanza in serie al woofer attenuava poco meno di 3 decibel per ottava senza assolutamente riuscire a far emettere a un woofer un andamento calante di 6 decibel per ottava. In genere sopravveniva una leggera attenuazione in gamma mediobassa e devo credere che un certo tipo di riproduzione musicale derivi proprio da questi errori sistematici. In compenso un primo ordine acustico possiede, quando attuato con attenzione sia per il woofer che per il tweeter, una notevole riproduzione della scena acustica, ariosa e profonda se riprodotta in un ambiente anche appena poco corretto. Nei casi migliori una decente articolazione in gamma medioalta è possibile a patto che il cabinet sia acusticamente sordo e la potenza immessa non sia quella necessaria ad una discoteca. La tolleranza dei filtri di questo tipo è abbastanza elevata, ma per risultati notevoli all’ascolto molto conta la qualità dei componenti il crossover.

Di segno totalmente opposto sono le caratteristiche degli incroci alla Linkwitz del quarto ordine. Notevole è infatti la selettività tra le due vie, almeno quando l’incrocio è realizzato correttamente, e quindi notevole è l’articolazione. Risposta fuori asse meno critica anche se le tolleranze dei componenti di filtro devono essere più risicate. Lo stage orizzontale in genere appare più chiaro e largo, mentre la profondità può utilmente essere gestita con lo smorzamento e quindi con la fase acustica relativa. Il bilanciamento fra fase relativa in asse e fuori asse è certamente più facile da ottenere, così come l’ampiezza.

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