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Nell’introduzione di questo articolo abbiamo accennato che gli stadi finali dell’A-S2100 usano la configurazione Circlotron, mentre nella prova di A-S2000 di quattro anni or sono avevamo sospeso di approfondire l’analogia tra la quel circuito e la generale configurazione del Circlotron. Ne approfittiamo quindi per farlo ora. Dato che il 2000 aveva finali bipolari, in quell’occasione avevamo fatto riferimento al primo amplificatore commerciale a noi noto che aveva implementato un Circlotron a stato solido (ed appunto con dei BJT), ovvero il Sumo “The Gold” del 1979, anche se quella casa aveva usato la stessa topologia anche in altri finali coevi. In Figura 1 riportiamo quindi di nuovo lo schema semplificato del “The Gold” ed in Figura 2 una versione ancora più semplificata, disposta in modo tale da poter riconoscere il ponte di Wheatstone in cui possiamo immaginare di ridurre questa configurazione; entrambe sono tratte dal deposito di brevetto di James W. Bongiorno negli States, numero 4229706 dell’ottobre 1980.

Adesso andiamo a vedere quello che risulta essere il primo riferimento storico a questa connessione, che nessuno aveva ancora battezzato, ovvero alla Figura 3 che rappresenta lo schema depositato da Cecil T. Hall in Pennsylvania il 7 giugno del 1951 e che venne già riportata nel bell’articolo a firma Punzo e Passarelli sul numero 3 di AUDIOcostruzione (gennaio 2012). Qualcuno nota delle differenze sostanziali? Chi scrive non le nota, e lo stesso vale per lo schema di Figura 4 inserita nella richiesta di brevetto di Tapio Matti Köykkä del settembre 1952, oppure per la Figura 5 che è parte del brevetto depositato in Michigan da Alpha M. Wiggins nel 1954 per la Electro-Voice, quello che finalmente rese definitivo il nome “Circlotron”.

Non ci sono differenze di sostanza perché il meccanismo di funzionamento è esattamente lo stesso in tutti i casi: due stadi driver con fasi opposte e massa comune pilotano i circuiti d’ingresso di altrettanti dispositivi finali, i cui circuiti di uscita, che includono ciascuno un alimentatore di potenza flottante rispetto alla massa del segnale di pilotaggio, includono il carico come ramo comune. Che quei dispositivi siano valvole, transistor bipolari o MosFet non fa – in prima approssimazione, e comunque in termini di configurazione – alcuna differenza, perché in tutti i casi il segnale di pilotaggio opera in modo svincolato dal segnale di uscita; anche se – va detto subito – non è poi un problema creare un partitore ad “U” del segnale applicato al carico ed usare il ramo centrale per creare eventualmente un anello di reazione, come venne fatto appunto per i Sumo.

Eppure se andiamo sul web e cerchiamo la voce “Circlotron” su Wikipedia (versione inglese, al momento in italiano non c’è) troveremo questo incipit “Circlotron valve amplifier is a type of power amplifier utilizing symmetrical cathode-coupled bridge layout of the output stage”, che preso alla lettera lascerebbe intendere che il Circlotron si può fare solo a valvole.
Ma non è il dispositivo che fa il circuito, è la struttura di rami, nodi, tensioni e correnti!

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